Undici anni dalla nascita al cielo di Matteo

Carissimi amici di Matteo, ci troviamo a vivere un periodo di sofferenza e incertezza che ci è piombato addosso all’improvviso; questo virus ha sconvolto in un attimo le nostre vite, i nostri progetti, la nostra routine quotidiana. E ci ritroviamo a riprogrammare tutto senza certezze.

Siamo alla vigilia del 24 Aprile, giorno nel quale ricordiamo quello che per noi cristiani non è il giorno della fine, ma il “dies natalis” di Matteo, il giorno della sua nascita al Cielo.

Nel contesto che stiamo vivendo penso a Matteo, a quando tredicenne, apparvero le prime avvisaglie del tumore al cervello che in pochi anni lo avrebbe condotto alla morte; aveva dei progetti che via via crescevano con lui: studiare chimica, fare qualcosa di bello per gli altri, viaggiare, costruire una famiglia con la ragazza che amava. All’improvviso tutto è cambiato, tutto è diventato fragile, il futuro appeso a un filo, agli alti e bassi della malattia, con la consapevolezza sempre più chiara che forse non ci sarebbe stato un esito felice.

Eppure il volto di Matteo ci appare sempre sorridente, gli occhi sembrano guardare al di là del presente. Aveva un segreto che ci ha svelato e ci può essere di aiuto in questi giorni. Era convinto che il Signore non lo avrebbe mai lasciato solo, che anche la prova poteva essere un’occasione di crescita.

Matteo nel Diario che scrisse durante il primo ricovero ad Hannover, ci dice: “Questa è una di quelle avventure che cambiano la tua vita e quella degli altri. Ti aiuta ad essere più forte e a crescere, soprattutto nella fede […] Spero di riuscire a conservare la gioia che ho adesso e donarla a chi ne ha bisogno. Nella vita bisogna sempre essere forti, cosa che penso di aver fatto. Abbattersi non giova a nulla, dobbiamo invece essere felici e dare sempre gioia. Più gioia diamo, più gli altri sono felici. Più gli altri sono felici, più siamo felici noi. È tutto un giro, fatto di piccole cose che vanno a riempire quel piccolo contenitore della gioia, un contenitore che deve essere sempre colmo”.

Il segreto quindi per superare questo momento di prova è fidarsi di Dio e donarsi agli altri, proprio come ci dice Matteo e come ci ha ricordato Papa Francesco nell’omelia della Domenica della Divina Misericordia, il 19 Aprile scorso: “Ora, mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua proprio questo pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente. Si trasmette a partire dall’idea che la vita migliora se va meglio a me, che tutto andrà bene se andrà bene per me. Si parte da qui e si arriva a selezionare le persone, a scartare i poveri, a immolare chi sta indietro sull’altare del progresso”.

Fidarsi di Dio e donarsi agli altri! Questo non significa che non ci possano assalire momenti di sconforto, di paura e magari anche di ribellione; ma vi invito a leggere e meditare questa preghiera di Matteo; anche lui ha avuto la tentazione di lasciarsi andare, di non vedere la luce, ma sapeva “accucciarsi” fra le braccia di Dio e ritrovare conforto, forza e pace:

Quando senti che non ce la fai, quando il mondo ti cade addosso, quando ogni scelta è una decisione critica, quando ogni azione è un fallimento…e vorresti buttare via tutto,

quando il lavoro intenso ti riduce allo stremo delle forze, sottraendoti tempo per prenderti cura della tua anima, amare Dio con tutto te stesso e riflettere il suo amore agli altri. Fatica.

Stringi i denti… eppure non ce la fai.

Dio ti ha lasciato solo? No! In silenzio ti sta sempre accanto asciugando le tue lacrime e tenendoti in braccio, finché non avrai la forza di camminare con i tuoi piedi, tenendolo con vigore per mano. Fatica. “Accucciati” umile tra le sue braccia e lì sarai protetto finché non torna il bel tempo.

Tornerai allora a splendere del suo amore, donando anche una carezza, un sorriso, il tuo piccolo contributo per aiutare chi è come te nella difficoltà, nella fatica; portalo da Dio…

Risorgerà anche lui con il Nostro Signore ad una vita d’amore.”

 

Cari Amici, queste parole scritte da un quindicenne al quale la malattia aveva sconvolto la vita, allargano il cuore, ci spingono a guardare avanti, a non chiuderci nel problema dell’oggi. A riscoprire la positività della fede, del donarci agli altri, di abbandonarci a Dio.

Aggiungo qualche notizia sull’andamento della Causa di Matteo. La pandemia ha rallentato i lavori della Congregazione delle Cause dei Santi; il 10 marzo (primo giorno della totale chiusura) era previsto un importante passo avanti per arrivare alla dichiarazione di venerabilità di Matteo; è stato rimandato di qualche tempo ma questo non incide sul cammino romano della Causa che sta procedendo bene, pur con i limiti imposti dalla attuale situazione.

Noi però continuiamo a pregare perché, per intercessione di Matteo, questa prova finisca presto e non resti senza frutto nei nostri cuori. Il 24 Aprile, giorno della sua nascita al Cielo, sentiamoci uniti a lui e chiediamogli la grazia di essere fedeli, generosi e capaci come lui, di accogliere e amare la volontà di Dio su di noi.

 

Francesca Consolini

Postulatrice

No! No, non arrenderti, affidati a Dio