Davanti al presepe con il Papa e con Matteo

Il 1° dicembre scorso Papa Francesco si è recato a Greccio per pregare nei luoghi dove san Francesco allestì il primo presepe della storia, nel Natale del 1223. In questa occasione il Santo Padre ha scritto una bellissima lettera dal titolo “Admirabile signum”, cioè “segno meraviglioso”. In questa lettera il Papa ci propone di riflettere sul vero significato del presepe. Egli ha scritto:

“Il presepe è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui”.

Leggendo questa espressione il pensiero corre subito al nostro Matteo, che ha amato moltissimo il presepe e fin da piccolo ne aveva compreso il vero significato. Per lui, fare il presepe non era un gesto tradizionale né sentimentale; significava riflettere sul mistero dell’Incarnazione avvenuto nella povertà e nel silenzio; per questo anche quando era ricoverato in clinica in Germania – e quasi sempre nel periodo natalizio – raccomandava alla sorella, con grande entusiasmo: “Erika, mi raccomando, fai il presepe! Fai il presepe perché il Signore nasce lo stesso! Devi fare il presepe!”.

Matteo aveva compreso quanto il Papa ci ricorda, cioè che nel presepe si rivive il momento nel quale il Signore nasce e viene fra noi come fratello e amico. Scrive infatti il Papa:

“Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato”.

Era questo mistero di umiltà e di povertà che commuoveva Matteo più che non le luci e la rappresentazione artistica. Davanti al presepe pregava al buio e in silenzio, come ricorda la sorella Erika:

“Quando arrivava il Natale ci teneva tantissimo a fare il presepe: gli piaceva restare in silenzio, al buio, a contemplarlo e a pregare il Santo Rosario davanti alla grotta illuminata; alcune volte lo abbiamo fatto insieme e non dimenticherò mai la sua gioia in quei momenti”.

Il Papa ci propone in modo particolare alcune riflessioni che ci invitano ad andare al di là della bellezza artistica della rappresentazione: le statue, i paesaggi, le luci, le musiche. Tutte cose belle che prendono il cuore ma che non devono distoglierci dal vero significato che il presepe rappresenta:

“È un appello a seguire Gesù sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi”.

Matteo aveva nove anni quando comprese che non si può vivere il Natale senza la dimensione della misericordia e dell’accoglienza verso i poveri. Volle che anche la sua famiglia, i parenti, gli amici vivessero il mistero di incontrare Gesù che viene incontrando il povero, come ricorda papà Miky:

“A partire dall’età di nove anni, ogni anno Matteo, in prossimità del Natale, invitava noi suoi familiari a non farci regali per non scadere in un Natale consumistico, e a farci dono del sorriso, devolvendo quanto si sarebbe speso per i regali ai poveri. Egli riteneva che il più prezioso regalo da cercare era Gesù Bambino”.

Matteo volle anche scrivere una lettera ai suoi cari, che egli stesso lesse davanti al presepe proprio nel momento nel quale si poneva Gesù Bambino nella mangiatoia. Era un invito, quanto mai attuale a non vivere il Natale con superficialità ma, come dice il Papa, nella misericordia verso i fratelli e le sorelle più bisognosi:

“Avevo pensato per quest’anno ad un Natale diverso. So che ci siamo sempre divertiti gli altri anni, e che ci è sempre piaciuto scambiarci i regali sotto l’albero, tutti insieme, seduti sulle poltrone. Ho pensato, inizialmente, che questo nuovo modo di ricordare la nascita di Gesù avrebbe sminuito la nostra unione ed il nostro senso di felicità”.

Ecco allora la sua proposta:

“La cosa più bella è il gesto: privarci di un bene superfluo per “dare la vita” a chi non ha neanche una casa. È d’obbligo a questo punto ringraziare il Signore per tutto ciò che ci ha dato: una bellissima famiglia, una casa accogliente, calda e piena d’amore, la fede e la vita. Aiutare gli altri non significa però che debba mancare quest’anno la felicità”.

Nel  2015 Matteo indirizzò un’altra lettera ai suoi familiari e agli amici; aveva 15 anni ed aveva già fatto un notevole percorso di maturità nella fede e allargato la sua cerchia di amicizie. In questa lettera egli ripete l’invito alla condivisione con i poveri con una sottolineatura: che il Natale trascorso tra scambi di regali costosi, feste e cene appaga sul momento, ma lascia poi un senso di vuoto:

“Vivere il Natale così può essere divertente e appagante per poco tempo, ma si finisce sempre in tristezza, la tristezza di tornare ad una vita pesante”.

Meglio allora assumere il ruolo che i pastori hanno nel presepe. Scrive il Papa:

“Nei nostri presepi siamo soliti mettere tante statuine simboliche. Anzitutto, quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore. Anche loro stanno vicine a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa sfrattarle o allontanarle da una culla talmente improvvisata che i poveri attorno ad essa non stonano affatto. I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi.

I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, ‘mite e umile di cuore’ (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l’essenziale e vivere di esso. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità”.

Scrive Matteo:

“Dovremmo invece spendere questo periodo lavorando sodo per alleggerire la nostra via, rendere il ritorno alla vita di tutti i giorni qualcosa di fantastico, per non tornare più con il broncio dopo le feste. Come fare? Credo, innanzitutto, abolendo questo consumismo sfrenato. Vogliamo fare regali? Sì, va bene qualche regalino, ma andiamo, che non è questo il senso del Natale!

È un periodo ottimo per arricchirsi, ma non ci arricchiamo certo riempiendoci di oggetti: cambierà qualcosa nella gioia di ogni giorno? Rispondo io: credo proprio di no.

Sarebbe bello vivere questo periodo in gioia, regalandoci a vicenda sorrisi e abbracci sinceri, sempre attenti a non dimenticare che c’è chi sta peggio di noi, che con un piccolo contributo potrebbe ritrovare il sorriso.

Che ci costa una goccia d’amore? Tante gocce formano l’oceano, ma se non ci mettiamo tutti d’impegno …”.

Il Papa ci invita a porci delle domande davanti al presepe:

“Mi piace passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: Chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza”.

Anche Matteo si era posto questi interrogativi; quando scriveva queste riflessioni era già stato toccato dalla malattia e dalla sofferenza; sa però darsi una risposta che richiama le parole del Papa:

“Il fuoco del nostro Natale deve essere Gesù bambino: da Lui dobbiamo aspettarci la gioia che cerchiamo, il regalo più utile e più gradito che possiamo ricercare, qualcosa che cambierà volto alla nostra vita, la fiamma che illumina d’amore i giorni già luminosi, ma soprattutto quelli più tristi. Questo è il regalo che desidero!”.

Il Papa invita poi a riflettere sui protagonisti del presepe, prima fra tutte le Madonna, che è una mamma felice di mostrare il suo bambino ai pastori che vengono alla grotta:

“Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato. All’annuncio dell’angelo che le chiedeva di diventare la madre di Dio, Maria rispose con obbedienza piena e totale. Le sue parole: Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38), sono per tutti noi la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio”.

Anche Matteo era affascinato dall’immagine della Madonna con il Bambino in braccio; in lei vedeva la tenerezza di Dio che ci ama come una madre; lei è la mamma sempre pronta ad accoglierci, consolarci, darci forza. Erika, la sorella di Matteo, ricorda:

“Era innamorato della Vergine Santa, diceva che dovevamo rivolgerci a lei come ad una mamma, perché lei da mamma avrebbe provveduto. L’immagine della Madonna con il Bambino in braccio era a lui molto cara: mi diceva che la tenerezza di quell’abbraccio lo commuoveva. Diceva che quando eravamo tristi o nella sofferenza dovevamo fare anche noi come quel Bambino: abbandonarci dolcemente tra le braccia di Maria”.

Il Papa ci ricorda che contemplare il presepe significa mettersi in cammino come i pastori e come i Magi che vollero andare a vedere con i loro occhi la meraviglia annunciata dal coro degli angeli e dalla luce dalla stella. Matteo ha amato e contemplato il presepe ma aveva anche capito che la sua presenza non si può limitare ad un periodo dell’anno. È nel nostro cuore che dobbiamo creare un presepe offrendo a Gesù Bambino un posto dove nascere ogni giorno:

“Vieni, o piccolo Gesù Bambino, vieni! È nato, eccolo! È il nostro Signore.

Sembra piccolo e indifeso, cerca un posto dove vivere.

Ecco, bussa alla porta del nostro cuore.

Vieni, Gesù, riempi veramente la nostra vita,

dai un senso ai nostri giorni […].

O piccolo Gesù bambino, cambia la nostra vita!

O grande Salvatore, ricolmaci d’amore!

Perché ogni mattino la tua luce nei nostri cuori sia più forte del sole che sorge, perché ogni sera possiamo guardare il cielo e ringraziarti di questa splendida vita e addormentarci dolcemente cullati

e protetti dalla madre tua e nostra Maria.

Vieni, piccolo Gesù bambino, donaci la vera gioia di vivere, comunione con Te sempre nella gioia e nella sofferenza.

Vieni, Gesù bambino!

Vieni!”.

 

Natale 2019

Francesca Consolini

Postulatrice

No! No, non arrenderti, affidati a Dio