XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

25 agosto 2019
Vangelo secondo Luca, Cap.13, versetti 22-30

“Sforzatevi di entrare per la porta stretta”

In questa 21^ domenica dell’anno liturgico, ci viene proposto di meditare sulla parabola della ‘porta stretta’.
“Un tale chiese: Signore, sono pochi quelli che si salvano?” (v.23). L’interlocutore non riceve una risposta diretta: Per Gesù è più importante sapere quello che bisogna fare per trovarsi nel numero degli eletti, ed agire di conseguenza. “Sforzatevi di entrare per la porta stretta…” (v.24). L’essenziale consiste nello sforzo. Il verbo greco implica l’idea della lotta e del combattimento. Mi pare opportuno citare qui la frase cara al Card .Newman :”Trovarsi a proprio agio significa condurre una vita pericolosa sotto l’aspetto religioso”.
Non è ammesso nessun ritardo, neppure esitazione, perché la ‘porta stretta’ del v.24, diventa, nel versetto seguente, una ‘porta chiusa’.
“Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici…” (v.25). Il ‘padrone di casa’ rappresenta lo stresso Cristo, per cui è chiaro che si tratta di un banchetto messianico. Quelli ‘rimasti fuori’, i ritardatari, rappresentano i giudei che non avevano accettato Cristo, e non avevano perciò accettato di entrare nella ‘sala del banchetto’. Inutile sarà per loro ‘bussare alla porta’, insistere presso il padrone di casa perché permetta loro di entrare. Il padrone di casa risponderà: “Non vi conosco, non so di dove siete”.
“Allora comincerete a dire: abbiamo mangiato alla tua presenza…”(v.26): quelli che sono rimasti fuori proclamano i titoli che ritengono convincenti per essere ammessi alla sala del banchetto. Ma a nulla serve aver conosciuto Gesù, averlo ascoltato esporre la sua dottrina, se il suo insegnamento non è stato messo in pratica. Per rimanere suoi discepoli non è sufficiente aver ascoltato il Maestro, è indispensabile conformare la propria vita al suo insegnamento. Perciò nella nostra parabola il padrone di casa diventa il giudice che pronuncia la sentenza di condanna definitiva: “Allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (v.27).
Davanti alla porta del palazzo “ci sarà pianto e stridore di denti” (v.28): la condizione di coloro che non sono entrati è resa ancora più triste per il fatto che essi paragonano la loro situazione disperata con quella felice riservata ai loro antenati: “quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e voi cacciati fuori…”. Inoltre è doloroso e umiliante per coloro che si trovano davanti alla porta e non possono prendere parte al banchetto vedere, all’interno del palazzo uomini venuti dai quattro punti cardinali “da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno” (v.29). Ci troviamo di fronte al capovolgimento di quanto i giudei avevano sperato. Israele era stato preferito ad altri popoli (“Tu hai insegnato nelle nostre piazze” “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza” ); eppure, nonostante questa serie ininterrotta di attenzioni da parte di Dio, non tutto Israele sarà salvo, mentre molti pagani saranno ammessi nel Regno.
“Alcuni tra gli ultimi saranno i primi, alcuni tra i primi saranno ultimi” (v.30): si tratta di un vero rovesciamento delle precedenze, causato dalla venuta di Cristo, e dalla accettazione o meno di Lui.
La salvezza dei figli di Abramo non è assolutamente assicurata in anticipo: Una fedeltà rigorosa al messaggio di cristo, una fede che passa nella vita, tracciano la via sicura ma difficile che porta alla salvezza.
Inoltre, la tragica sorte dei giudei esclusi dalla sala del banchetto suona da avvertimento per tutti gli uomini di tutti i tempi. Anche per noi la ‘porta stretta’, può diventare una ‘porta chiusa’. Gesù però non cessa di invitarci, sollecitarci ad optare per Lui, a tradurre nella vita il suo messaggio e a conformare la nostra condotta al suo insegnamento, allora potremo partecipare al banchetto escatologico.

No! No, non arrenderti, affidati a Dio