IV Domenica di Pasqua – Anno C

Gv. 10, 27-30

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono… “

In questa domenica l’accento è posto sul Risorto che apre tutte le porte dell’ovile. Possiamo leggervi il rimando al Pastore che apre tutte le tombe materiali e spirituali perché nei pascoli erbosi del Regno tutti possano ritrovare la gioia della vita.

Il contenuto centrale dei versetti propostoci per la ‘domenica del Buon Pastore’ riguarda la fede in Gesù, Messia e Figlio di Dio.

L’accesso alla fede avviene nel luogo della testimonianza di Giovanni, per il quale Gesù è l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo (Gv.1,29).

I versetti che la liturgia ci propone oggi costituiscono il vertice della contemplazione giovannea: qui, nel luogo dove il Figlio si trova, che è la sua relazione con il Padre, entrano anche i suoi discepoli

Presentandosi come pastore, Gesù si mostra come l’inviato dal Padre per raccogliere ciò che è disperso, per richiamare chi è ancora lontano dalla salvezza. Egli rivela il volto misericordioso del Padre che vuole che tutti gli uomini siano salvi.

Dobbiamo dunque diventare discepoli del Signore secondo l’indicazione di Gesù: “Le mie pecore ascoltano la mia voce” (v.27).

Discepolo e credente è colui che sa ascoltare. E l’ascolto è apertura essenziale all’altro (ce lo sta dimostrando meravigliosamente Papa Francesco!) Ascoltare è attenzione alla persona dell’altro prima che alle sue parole.

I giudei non credono perché non credono perché non ascoltano Gesù. Parlano e interrogano ma solo per sfidare e contrastare; ascoltano solo se stessi.

A noi, pecore del suo gregge è chiesto di annunciare il Vangelo, ti testimoniare Cristo e di servire i fratelli “nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”.

No! No, non arrenderti, affidati a Dio