27 Apr

II Domenica di Pasqua – Anno C

28 aprile 2019

Gv.  20, 19- 31

“ La sera di quello stesso giorno….venne Gesù, stette in mezzo e disse loro:”Pace a voi!”…Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in caso e c’era con loro anche Tommaso… Disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente …”

Il tema dei segni attraversa tutto il vangelo di Giovanni e si ricollega sia alla fede dei discepoli che a quella del lettore. Il percorso che cui i discepoli giungono alla fede diventa infatti modello per chi legge il vangelo, con la sola differenza che il lettore passa attraverso la mediazione del libro. Ciò vale anche per il brano di Tommaso che la liturgia ci presenta oggi.

Il centro del racconto allora non è più tanto l’incredulità di Tommaso, quanto la nostra fede, chiamata ad interrogarsi attraverso i segni narrati.

Lo stesso Tommaso compie una svolta di questo tipo: lui che pretendeva di toccare il segno dei chiodi, non li toccherà realmente. Anche per lui i segni delle mani e del costato rimangono segni.

Di fronte al risorto Tommaso non vede più la carnalità dei segni come dato da verificare, ma solo come punto necessario per poter finalmente vedere chi è Gesù.

I segni delle mani e del costato mostrano ai discepoli la strada per reinterpretare globalmente l’identità del Signore. Così vedere il Signore diventa un tutt’uno con la proclamazione che Gesù è il Signore.

La confessione cristologica di Tommaso – “Mio Signore e mio Dio” – è forse la più alta di tutto il Nuovo Testamento. Senza lo Spirito Tommaso non avrebbe potuto dare questa testimonianza, e neppure noi potremmo fare la nostra professione di fede dicendo: “Gesù è il Signore!” La risposta del Risorto ci riporta all’analogia con la fede del lettore: “Perché mi vedi, tu credi. Beati coloro che non hanno visto e hanno creduto”. Ma certo il libro solo non basta, perché il Risorto è una persona vivente che nella storia si fa incontrare da noi.

Questo brano ha un’altra importante connotazione. I discepoli stavano a porte chiuse per timore dei Giudei. Il Risorto che viene a porte sbarrate realizza immediatamente quanto dice: “Pace a voi”: la gioia che scaturisce dalla Sua presenza cancella ogni paura.

Se la presenza diretta del Risorto è una prerogativa degli apostoli, la gioia, la pace e l’apertura missionaria che seguono all’incontro si estenderanno a tutte le generazioni dei credenti. Esse sono i veri effetti della risurrezione che attraversano tutta la storia e alimentano la fede e la testimonianza della Chiesa in ogni tempo e in ogni luogo.

 

 

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"E poi un giorno la luce, il pianto, non di sofferenza, ma quasi di commozione..."

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