28 Dic

Festa della Santa Famiglia – Anno A

29 dicembre 2019

Dal Vangelo secondo Matteo, Capitolo 2, versetti 13-23

Il vangelo di oggi apre uno squarcio sull’infanzia di Gesù nella sua famiglia, e il tema della famiglia unifica i testi che la liturgia ci presenta in questa festa: Dio si fa uomo ed entra nell’umanissima realtà familiare.
Nei suoi racconti sull’infanzia di Gesù, il Vangelo di Matteo pone l’accento sulla figura di Giuseppe. L’episodio che ci è proposto oggi, più che su un fatto anedottico orienta la nostra attenzione sul fatto che in Gesù si realizzano le S. Scritture. Gesù vive le vicende del suo popolo, schiavo in Egitto e poi liberato. Così Egli rivive nella sua carne la stessa esperienza, e l’Esodo ha in lui e con lui il suo senso definitivo.
Il nostro testo mostra senz’altro che Gesù ripercorre il cammino di Issale, ma presenta anche le difficoltà e la precarietà di un’infanzia minacciata di morte, il disagio e la precarietà – tanto attuali anche oggi – di vivere da profughi in terra straniera.
In sogno Giuseppe riceve ed esegue l’ordine dato da Dio di portare il bambino e sua madre in Egitto, per salvarli dai propositi omicidi di Erode.
Però il nucleo centrale del nostro brano sta nella citazione di Osea 11,1 :”quando Israele era giovinetto l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. Gesù viene presentato qui in relazione alla storia di Israele e la sua figura è paragonata a quella di un nuovo Mosè che è perseguitato dai potenti, ma viene salvato dal Signore. In Matteo Gesù era stato già dichiarato figlio di Abramo, di Davide ed Emmanuele, e dai Magi era stato riconosciuto come il Re dei Re, ed ora viene dichiarato Figlio di Dio. Il fatto che abiti in Egitto mette in evidenza come Gesù e la sua famiglia siano pienamente solidali con la storia del loro popolo, con i patimenti subiti da Israele a causa dei potenti.
Il ritorno dall’Egitto vede Giuseppe nuovamente in prima linea: egli è disposto –come hanno fatto i Magi- a cambiare i suoi piani e a seguire la via del Signore, aderendo e adattandosi alla volontà di Dio.
La dimora dove la famigliola si stabilisce è Nazaret: una terra di periferia, una regione di frontiera. Attraverso l’obbedienza di Giuseppe si adempie il piano di Dio, manifestato attraverso le Scritture.
Ancora una volta è un sogno a muovere l’azione di Giuseppe (nella cultura semitica esso era il ‘luogo’ di un possibile incontro con Dio, un canale di rivelazioni).
E’ qui riecheggiato quanto il Signore disse a Mosè in Madian:”Va, torna in Egitto, perché sono morti quanti odiavano la tua vita! Mosè prese la moglie e i figli, li fece salire sull’asino e tornò nel paese di Egitto” (Es.4,19-20). Anche se la direzione di marcia sembra opposta, è identico lo scopo che devono perseguire Mosè e Gesù: in entrambi i casi si tratta di riscattare il popolo oppresso, anche se nel caso di Gesù la salvezza portata è ben più radicale di una semplice liberazione politica.
In apparenza sembrano solo circostanze politiche e storiche che impediscono a Gesù di stanziarsi in Giudea. Di fatto la scelta di dimorare a Nazaret realizza il piano misterioso di Dio, che vuole la salvezza di tutte le genti.
La storia della salvezza si realizza attraverso storie particolari, attraverso le relazioni di cui è intessuta l’esistenza umana: salvando la sua famiglia dal pericolo che incombe Giuseppe salva anche la storia della salvezza di Dio per tutta l’umanità. Perché salvare una vita è salvare il mondo.

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"E poi un giorno la luce, il pianto, non di sofferenza, ma quasi di commozione..."

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