13 Apr

Domenica delle Palme e di Passione

14 aprile 2019

Luca (vv. 23, 1 – 49)

(Forma breve)

Il processo a Gesù si articola in tre scene :

versetti 1 – 7: Gesù davanti a Pilato; versetti 8 – 11: Gesù al cospetto di Erode, e versetti 12 – 25: di nuovo davanti a Pilato. Varie forme di potere, diverse e ostili tra loro, si alleano manifestando così la loro comune radice di violenza. L’attenzione di S. Luca è sulla persona di Gesù e sulla sua autorità diversa dalle aspettative umane.

Davanti a Pilato Gesù ammette di essere re, ma in senso diverso da come lo intende il mondo.

La scena davanti ad Erode permette a Luca di evidenziare un falso modo di interessarsi a Gesù, dettato da una curiosità miracolistica e da un non serio impegno personale. Il silenzio di Gesù smaschera la falsità di Erode, che è il ‘tipo’ del falso discepolo che mette alla prova Dio, e la parodia della veste regale serve ad evidenziare quale sarà la vera regalità di Gesù: il suo trono sarà la croce.

La nuova scena davanti a Pilato è un dramma basato su corrispondenze e contrasti: Pilato vuol salvare Gesù e per tre volte ribadisce la sua innocenza; ma cede alla paura (come i tre rinnegamenti di Pietro, anche l’atteggiamento di Pilato serve da lezione per ogni discepolo).

Davanti alla scelta, per l’amnistia di Pasqua, di liberare due” Figli del Padre” (Bar Abba in ebraico ha questo significato), il popolo sceglie un criminale e condanna un innocente. Pilato tradisce come Giuda: Gesù, che ha scelto la volontà del Padre,  viene tradito dalla volontà omicida degli uomini. (v. 25).

L’esecuzione (versetti 26 – 47): più che mai, l’evangelista Luca riassume in queste scene culminanti, il suo “vangelo della misericordia”, e, insieme, il “vangelo del discepolo”; il personaggio di Simone di Cirene che porta la croce dietro a Gesù, non ‘costretto’, come invece appare nei Vangeli di Marco e Matteo, rappresenta il modello dell’autentica sequela , così come lo sono le donne anonime che si battono il petto e contemplano ciò che sta avvenendo (versetti 48 e 49).

Gesù viene condotto al supplizio insieme ad altri due delinquenti comuni (come aveva predetto il Profeta Isaia, al Cap.53,versetto 12), e come Egli stesso aveva profetizzato (Luca 22,37);  Luca rilegge questa pena come compimento delle Scritture (vedi il Salmo 21, versetti 19. 8, il Salmo 68 versetto 22). Sul Calvario, ad ogni discepolo che lo contempla, Luca presenta Gesù come modello di perdono e di misericordia per i suoi nemici (versetto 34). E’ in questo “tempo fissato” che Gesù subisce l’ultima tentazione da parte del potere (e non possiamo non tornare al Capitolo 4 del vangelo di Luca, letto la I^ Domenica di Quaresima: Le tentazioni nel deserto). La sfida è quella di mostrare miracolisticamente il proprio essere ‘Figlio di Dio’, di rinunciare alla morte per la vita. In altre parole: di tentare Dio.

Segue, ed è un’esclusiva di Luca, l’episodio dei due malfattori: un’autentica sintesi del suo Vangelo : sino alla fine Gesù resta ‘segno di contraddizione’, così come lo saranno i suoi discepoli, per gli uomini desiderosi di salvezza, che dovranno scegliere tra la ‘bestemmia’ ( cioè il rifiuto della salvezza offerta da Dio nel Figlio sulla croce), e ‘l’invocazione’ di chi ha “rispetto di Dio”, cioè confessa il proprio peccato e riconosce nel Servo Sofferente il Messia Re, e la sua divinità. La salvezza diventa realtà sulla croce, e il primo ad entrare nel Regno è un criminale pentito: Luca accende la nostra speranza: non è mai troppo tardi per ritornare al Signore! Se a causa di Adamo il peccato era entrato nel mondo, e con il peccato la morte, Gesù come Nuovo Adamo prende su di sé la morte con il peccato dell’umanità, per iniziare una ‘nuova creazione’.

La scena si chiude significativamente con la confessione di fede di un pagano: il centurione riconosce l’innocenza di Gesù, e a lui si associa il pentimento della folla. Il velo del Tempio squarciato segna la fine della separazione tra giudei e pagani: la salvezza è disponibile a tutti, e in Gesù –nuovo Tempio- tutti gli uomini incontreranno Dio in una comunione nuova.

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"E poi un giorno la luce, il pianto, non di sofferenza, ma quasi di commozione..."

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