10 Mag

Evangelizzazione: frutto dello Spirito Santo

«Come il padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21). L’evangelizzazione è il frutto dello Spirito Santo. Quando una persona sperimenta nella sua vita la presenza e la forza della Risurrezione, ci fa riflettere il Santo Padre, non può fare a meno di comunicare questa esperienza, «e se questa persona incontra incomprensioni o avversità, si comporta come Gesù nella sua Passione: risponde con l’amore e con la forza della verità».

Noi cristiani abbiamo tutti la missione di «orientare la gente a Cristo» perché come ci ricorda il Papa, «è lui la meta a cui tende il cuore dell’uomo quando cerca la gioia e la felicità»; «essere Chiesa significa uscire, essere missionari, portare agli uomini la luce della fede e la gioia del Vangelo» e siamo tutti chiamati a farlo, ma come predisporci alla testimonianza?

Matteo scriverà “come posso testimoniarti? Come posso portarti agli altri, se sono io il primo a non sciogliermi d’amore davanti a te?”.  L’amore per Dio suscita in Matteo una ricerca continua, il desiderio di testimoniarlo e di rinnovare quotidianamente nel suo cuore i sentimenti per Lui; si interrogherà spesso su questo “Perché chiami me a testimoniarti? Ti basta il mio nulla? Quali sono i tuoi progetti per me? Come posso servirti?” affidando gli interrogativi ad una sua poesia.

Matteo si fa testimone di Cristo nella quotidianità, con la semplicità di giovane e una profondità e maturità di fede che lo porteranno a scegliere ogni momento per parlare di Dio: per Matteo ogni occasione è quella propizia per l’annuncio, un annuncio gioioso fatto non solo di parole, ma anche di gesti, di opere, perché come scrive “la Fede non va tenuta dentro, ma bisogna esternarla agli altri; è nostro dovere non obbligare a credere, ma indurre alla conoscenza di Dio. Per quanto mi riguarda spero di riuscire a realizzare la mia missione di «infiltrato» tra i giovani, parlando loro di Dio (illuminato proprio da Lui), perché credo che solo un giovane possa riuscire a parlare ad un altro giovane, o comunque possa farlo meglio di un adulto. Sono il tuo servo Signore, fa di me ciò che vuoi ”. Matteo testimonia Cristo nella sua realtà quotidiana: con gli amici, con i parenti, con i conoscenti, perché per lui la fede non è un aspetto della vita, per Matteo fede e vita si fondono inesorabilmente, sono un tutt’uno, non è possibile scinderle.

Papa Francesco ha detto che «l’evangelizzazione, nel nostro tempo, sarà possibile soltanto per contagio di gioia»; la testimonianza gioiosa e la voglia di trasmettere questa letizia nell’assaporare la vita, nonostante le difficoltà e la sofferenza, fanno di Matteo un esempio a cui guardare, un ragazzo che si è fatto prossimo di tutti coloro che ha incontrato nella sua breve esistenza terrena, che ha seguito il cammino “con gli occhi al cielo” e il cuore aperto agli altri, un cuore alimentato da un profondo amore per Dio che ha trasformato in amore per i fratelli: “abbattersi non giova a nulla, dobbiamo invece essere felici e dare sempre gioia. Più gioia diamo, più gli altri sono felici. Più gli altri sono felici, più siamo felici noi. È tutto un giro, fatto di piccole cose che vanno a riempire quel piccolo contenitore della gioia, un contenitore che deve essere sempre colmo” … “osservo chi mi sta intorno, per entrare tra loro silenzioso come un virus e contagiarli di una malattia senza cura, l’Amore” scrive Matteo.

«La Chiesa è apostolica perché preghiamo e perché annunciamo il Vangelo con la nostra vita e con le nostre parole» ci ricorda il Santo Padre, ecco dunque un appello per ciascuno di noi che può divenire progetto di vita; Matteo scriverà in proposito “Mio Dio ho due mani, fa che una sia sempre stretta a te sicché in qualunque prova io non possa mai allontanarmi da te, ma stringerti sempre più; e l’altra mano, ti prego, se è tua volontà, lasciala cadere nel mondo … perché come io ho conosciuto te per mezzo di altri, così anche chi non crede possa conoscerti attraverso me. Voglio essere uno specchio, il più limpido possibile, e, se è Tua volontà, riflettere la tua luce nel cuore di ogni uomo”.

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"E poi un giorno la luce, il pianto, non di sofferenza, ma quasi di commozione..."

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