Caro diario,

oggi finalmente sono uscito dalla clinica. Si parte la mattina con i soliti controlli, la colazione e poi…la doccia con shampoo. Almeno credevo perché al posto dello shampoo ho usato il balsamo per ben due volte: che scemo. Passiamo la mattinata ad aspettare questa benedetta lettera di dimissioni. Arriva anche il pranzo, ma niente lettera. Faccio un po’ di giri (gli ultimi), poi torno in stanza ed incontro Samii che mi saluta. Dopo un po’ arriva l’infermiera scarsa (nel senso che non sa fare le punture) che ci porta tutte le carte da tenere e riportare a Gennaio. Ci saluta e ci dice che possiamo uscire, tornando domani a prendere la lettera di dimissioni. Un po’ di fretta nell’organizzazione delle valigie e poi pronti. Appena varcata la soglia della mia stanza inizia il percorso. Seguo il cammino fino alla reception, pochi metri che a me sembrano un immenso viale, tutto magico. Saluto per l’ultima volta l’infermiera e le dico di salutare tutti. Non ci crederai, ma me ne vado malinconico. In questi giorni sono cresciuto tanto e, a quanto mi hanno detto, ho fatto crescere. Le tante belle conoscenze che ho fatto giorno per giorno, mi hanno fatto capire che la vita è meravigliosa. Mi dispiace tanto per quelli che sono ancora dentro la clinica, ma sono sicurissimo che andrà bene anche a loro, ne sono certo. Spero di riuscire a conservare la gioia che ho adesso e donarla a chi ne ha bisogno. Nella vita bisogna sempre essere forti, cosa che penso di aver fatto. <<Abbattersi non giova a nulla, dobbiamo invece essere felici e dare sempre gioia. Più gioia diamo, più gli altri sono felici. Più gli altri sono felici, più siamo felici noi>>. <<È tutto un giro, fatto di piccole cose che vanno a riempire quel piccolo contenitore della gioia, un contenitore che deve essere sempre colmo>>. Torniamo a noi. Dopo aver salutato l’infermiera faccio qualche passo e poi l’ascensore. Tutto è magico. Mi sembra un sogno. A volte penso che se chiudo gli occhi li riapro nel mio letto, di mattina, con la mamma che mi sveglia per andare a scuola. Un sogno. Arriviamo alla reception, paghiamo il conto del telefono e poi salutiamo i signori Barone (quelli di Napoli), vincitori anche loro, dopo una biopsia. Qualche passo e poi sono fuori. Tutto mi sembra così piccolo ed io così grande. Subito dopo si ribalta la situazione: io piccolo, nella macchina del signor Franceschi, che ci porta dalla signora Hulland (dove dorme papà), in Germania, in una situazione delicata che ha segnato la mia vita. Arrivati lì ci accomodiamo, un po’ di riposo e poi una bella passeggiata. Pizza e ritorno in stanza. Ricevo la telefonata di Rosario e quella di Erika. “Fra un po’torno a romperti le scatole” e lei “non vedo l’ora”. Le ho promesso che mi sarei segnato questa risposta.

Ora è tardi a domani, ciao.

No! No, non arrenderti, affidati a Dio

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