10 Lug

XV Domenica anno C

Dal Vangelo secondo Luca: 10, 25-37 

Il teatro del dramma raccontato nel nostro brano evangelico è una via tracciata in una gola profonda che porta da Gerusalemme a Gerico, in una zona disabitata, adatta alle imboscate. Colui che scende è semplicemente ‘un uomo ’ . Dopo la presentazione del ferito (v.30), abbiamo quella laconica di un sacerdote e un levita che lo incontrano, ma lo rifiutano, passano dall’altra parte, lo evitano (vv.31-32). L’indifferenza è sottolineata dal loro andare oltre, pur passandogli accanto e averlo visto.

Il Samaritano invece (uno scismatico!), non si chiede se il ferito sia o no un giudeo, se sia un compatriota o uno straniero, un amico o un nemico: gli basta trovarsi davanti ad un uomo che ha bisogno di aiuto. Il rifiutato viene ora adottato da un Samaritano che gli fa come da madre e da padre. E questa sollecitudine continua anche quando il contatto fisico viene meno:”Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più te lo pagherò al mio ritorno” (v. 35).

L’ostile interlocutore di Gesù dovrà imparare da lui che cosa significhi vivere concretamente il comandamento dell’amore per il prossimo, e smettere di domandare chi sia il prossimo in generale, in astratto, per chiedersi invece come porte essere in concreto il prossimo di altri.

Per rispondere alle sue domande Gesù non gli dà delle norme, ma gli propone il racconto che lo obbligherà a decidere chi vuol veramente essere.

La parabola non è dunque soltanto un’esortazione a fare come il buon Samaritano, ad amare il prossimo senza lasciarsi soggiogare dall’egoismo come il sacerdote o il levita. Bisogna andare oltre questa lettura scontata, dobbiamo capire che di noi fanno parte anche il sacerdote e il levita e ricordare le opposizioni che in noi  impediscono la misericordia.

Ancora prima di fare, la parabola esorta a vedere le cose in modo nuovo. la si deve leggere identificandosi anche con il poveretto incappato nei briganti.

Da tale punto di vista appare tutta l’odiosità dal comportamento dei due uomini di religione, un levita e un sacerdote, che pur avendolo visto, non si fermano e se ne disinteressano totalmente.

L’amore di Dio è certamente il centro della Legge, ma amarlo vuol dire lasciarsi plasmare da Lui fino a far diventare la propria vita una trasparente immagine del chinarsi misericordioso di Dio sulle sue creature.

La civiltà dell’amore e della solidarietà trova in questo vangelo il simbolo più efficace.

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"E poi un giorno la luce, il pianto, non di sofferenza, ma quasi di commozione..."

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