04 Lug

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO “A”

Dal Vangelo secondo Matteo, Capitolo 11, versetti 25-30

 

Il brano evangelico di oggi si compone di tre parti, ciascuna delle quali ha un suo destinatario.

La prima è una lode al Padre  (vv.25-26).

Gesù si rivolge al Padre come Signore del mondo e il motivo della lode è la sua rivelazione ai piccoli.

Nella seconda (v.27) Gesù parla di se stesso e del suo rapporto col Padre e con gli uomini.Egli rivela il profondo rapporto di comunione esistente tra lui e il Padre: non si tratta di una conoscenza puramente intellettuale, ma di una profonda comunione e partecipazione personale e spirituale. Tra Figlio e Padre c’è una relazione di conoscenza unica, che pone tutti e due su un piano di parità.

La terza parte (vv. 28-30) è un invito rivolto a tutti, particolarmente a quanti sono in gravi difficoltà.

Gesù si pone come risorto, Egli è il vero povero di spirito, umile di cuore, e perciò può ristorare coloro che sono affaticati e oppressi, cioè –allora- coloro che  si sentivano schiacciati dalle complicate e minuziose prescrizioni della legge, e smarriti di fronte al sottile insegnamento dei rabbini.

Prendere il giogo (v.29 a) nel mondo rabbinico significava  porsi sotto la legge come alla guida che avrebbe dovuto condurre a compiere la volontà di Dio, ma il legalismo farisaico aveva trasformato tutto questo in un peso insopportabile.

Gesù offre invece un giogo dolce e leggero. Le sue parole, pure se impegnative, danno risposta alle esigenze più profonde dell’uomo, e per questo sono un giogo non pesante da portare.

Le tre parti contengono tre importanti affermazioni: a) solo Gesù può rivelare il volto del Padre; b) tale rivelazione è riservata ai ‘piccoli’; c) coloro che sono affaticati ed oppressi possono trovare il loro riposo in Cristo.

Gesù si definisce mite e umile (v.29). Umile indica il suo atteggiamento di docile obbedienza alla volontà del Padre. Mite indica invece l’atteggiamento di Gesù verso gli uomini: il suo essere misericordioso, tollerante, pronto al perdono.

La mitezza è l’atteggiamento di chi non accampa per prima cosa i suoi diritti, ma riconosce nel diritto dell’altro un proprio dovere. Questa mitezza può portare alla croce, ma risponde alla vocazione più intima di ogni uomo: essere dono per il fratello, per farlo risorgere nella gioia, non rinchiudendolo nella solitudine del peccato, ma dandogli la possibilità di vedersi alla luce dell’amore di Dio.

Il riposo che Gesù promette è quella pace interiore che offre la possibilità di dare nuovo impulso alla vita, identificando sempre più la propria esistenza con la Sua.

 

 

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"E poi un giorno la luce, il pianto, non di sofferenza, ma quasi di commozione..."

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