I Domenica di Avvento – Anno C

02 dicembre 2018

Dal Vangelo secondo Luca, Cap. 21, 25-36

“Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti,  mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.  In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto.  Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”

Siamo all’inizio di un nuovo anno liturgico. Sembrerebbe che si ritorni sempre daccapo, ma non è così. Riprendiamo ogni anno il cammino nella prospettiva del ritorno del Signore e del compimento dei tempi, ma in un crescendo, plasmati e cambiati –speriamo- dal tempo e dall’esperienza, sempre più assimilati al Mistero che celebriamo: come un salire a spirale verso la meta, che è la configurazione totale a Gesù, realizzata in noi dallo Spirito santo.

Il brano liturgico del vangelo di oggi ci presenta i ‘segni della fine’.

Possiamo dividere il nostro brano in tre parti, con tre tematiche precise:

I  – vv. 25-27: L’avvento del Figlio dell’uomo,

II –  vv. 28-33 : la certezza della Sua venuta,

III – vv. 34-36: esortazione alla vigilanza.

I  – Il nostro sguardo è invitato a spostarsi dalla prospettiva storica, alla fine dei tempi,  e Luca si sofferma ad illustrare le reazioni degli uomini all’avvicinarsi della fine.  Il v.27 “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande”, è la chiave di tutto il discorso. Una nube lo velerà, svelandolo. E allora sarà chiaro per tutti ciò che aveva detto S.Paolo ( Col. 1,16-17): che “tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui e in vista di Lui; egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui”.

II – “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (v.28): negli avvenimenti catastrofici, appena descritti, dobbiamo riconoscere l’avvicinarsi del regno, l’annuncio della liberazione. E noi credenti sappiamo che essa ci è stata anticipata – attraverso il Battesimo – dal dono dello Spirito santo. In Lui è saldamente fondata la nostra speranza.

III – Nei vv.34-36 la venuta del Signore è presentata come improvvisa e imprevedibile :”State bene attenti…che quel giorno non vi piombi addosso improvviso…Vegliate e pregate in ogni momento….”.

L’atteggiamento che si impone è la vigilanza assidua e la preghiera incessante (tema caro a Luca, e che percorre tutto il suo Vangelo).

Proprio le catastrofi, le guerre, purtroppo sempre presenti nel nostro oggi, vanno viste anche come anticipazione di qualcosa che avverrà nell’ultimo giorno, e ci obbligano ad attualizzare la nostra speranza. Dobbiamo credere con semplicità e con fermezza che è Dio che viene verso di noi attraverso le esperienze drammatiche della guerra, dei vari fallimenti. E’ lui che –sempre-  ‘sta venendo’: la sua venuta è veramente parte del nostro presente; dunque l’attesa della sua venuta definitiva è già un modo di fare esperienza di Lui, poiché Gesù non è solo colui che verrà, ma colui che viene, incessantemente. “Vieni Signore Gesù!” è l’ultima invocazione dell’Apocalisse (22,20), che l’Avvento ci invita a fare nostra.

 

No! No, non arrenderti, affidati a Dio